Assaggio di Aphrodisiaque di Brasserie Dieu du Ciel canadese

24/01/2017

Assaggio di Aphrodisiaque di Brasserie Dieu du Ciel canadese


Assaggio di Aphrodisiaque di Brasserie Dieu du Ciel canadese

Bottiglia da 34,1 cl, 5.5% abv

 

Schiuma 

Maestosa e densissima, quasi masticabile; colore nocciola scuro e aspetto cremoso, persistente e aderente.

Colore

Nero come la pece, impenetrabile.

Aroma

Subito le narici vengono solleticate dalle dolci carezze della vanillina. Ma fin da subito si capisce che questa Aprodisiaque dolce solo all’apparenza. Sotto la vaniglia, infatti, si nascondono un’anima nera e le sue tostature. Pane nero, biscotto gelato al cacao, Nesquik, pan di spagna al cioccolato, pralina di cioccolato al latte con sfumature liquorose (Sherry). Il cuore è sottile ma intrigante, con sfumature affumicate che ricordano il tabacco e il sigaro alla vaniglia. Gradevole.

Gusto

La dolcezza aromatica viene messa in discussione una volta tuffata la birra in bocca. La vaniglia si fa sentire anche qui, accarezzando il palato. Ma questa Stout racchiude tostature ruvide e quasi graffianti. La prima sorsata è di indicibile freschezza grazie al connubio di note nere e verdi (liquirizia a mentine, menta, cioccolato al latte). Seguono frollino al cacao, toffee, brownie, cacao in polvere, cioccolato fondente. Finale asciutto, aiutato dal calore etilico (Bourbon), con il cacao a risalire lungo il cavo orale. Beverinità aiutata dalle note di coffee brew. Carbonazione flebile, corpo medio e mouthfeel vellutato. Retrolfatto di pan di spagna al cioccolato, retrogusto di cioccolato fondente a media percentuale. Morbidosa.

In etichetta è classificata come Strong Stout ma noi possiamo tranquillamente includerla nella categoria Sweet Stout. Magari la vaniglia non sarà tanto dolce quanto il lattosio. Ma lo è abbastanza per dare a questa Aphrodisiaque un tocco piacione. Fate attenzione: dietro le carezze c’è una birra di carattere, il cui oscuro passato nasconde tostature decise e suggestioni etiliche da non sottovalutare.

 

Grazie a Matteo Malacaria di www.birramoriamoci.it