Stappata la Papessa Imperial Stout di Loverbeer

06/02/2017

Stappata la Papessa Imperial Stout di Loverbeer


Papessa, Loverbeer, Imperial Stout

Bottiglia da 33 cl, 7% abv, lotto PPAP08-0614.

Schiuma

Versarla nel bicchiere la Papessa significa assistere a un’esplosione di schiuma, anticipatrice di quanto probabilmente si ritroverà poi in bocca. Generosa e di bell’aspetto, con una texture fine e compatta a sostenere la consistenza cremosa; colore nocciola e buona persistenza.

Colore

Nero che più nero non si può, impenetrabile.

Aroma

Di fronte a una birra scura, e ancora meglio al cospetto di una muscolosa Stout imperiale, ci si aspetterebbe tanto cioccolato da fare invidia alla Befana. E invece no. Papessa è completamente diversa da qualsiasi altra Imperial Stout assaggiata finora. A dare il benvenuto è la sottile acidità, il delicato salmastro che testimonia la presenza di micro-ossidazioni. In testa c’è la combinazione di etanolo e uve che suggeriscono l’idea di un aromatico Zibibbo, di un Marsala, di uno Sherry. A seguire si torna a casa Stout, dove si viene accolti da delicate tostature cerearicole (pane nero). Dopodiché si entra in un buco nero che conduce nel mondo dei dolci: caramello, zucchero candito bruno, toffee, sciroppo di liquirizia, cioccolato fondente a media percentuale di cacao, cioccolato ubriaco (Mon Cheri). Chiude l’esibizione il torrefatto, con sfumature di pane tostato, tracce di cacao in polvere e caffè in chicchi. E dopo l’abbondante dolcezza vi è un ritorno alla delicata acidità. Il cuore è infatti rosso di passione, con la presenza di stone fruits quali ciliegia, datteri e prugna disidratata. Imbalsamante.

Gusto 

Già durante la mescita il liquido appare denso, di consistenza quasi viscosa. In bocca ha un profilo molto più aggressivo di quello mostrato precedentemente al naso. Un carattere che però non viene meno ad armonia e pulizia, regalando un excursus lineare nonostante l’opulenza del bouquet gustativo. L’acidità è messa in secondo piano. Assieme a un delicato tepore warming funge da tappeto sul quale sfilano una caterva di descrittori. Ci sono un po’ tutti: pane nero, frollino al cacao, liquirizia a mentine, brownie, cacao, cioccolato fondente. Superata questa fase, di evidente tendenza tostata/torrefatta, arriva una carezza dolce, contraddistinta da un mouthfeel più leggero. Qui si percepiscono caramellature e tanti zuccheri, sia saccarosio (zucchero candito bruno) che fruttosio (ciliegia, ribes nero, prugna, datteri). Carbonazione vivace, corpo da medio a pieno e mouthfeel con tendenze viscose prontamente messe in riga dalle spigolosità acide. Retrolfatto di Porto, retrogusto di cioccolato fondente ad altissima percentuale di cacao. Birra che evolve sorso dopo sorso. Passa da una versione snella e beverina a una più pingue e alcolica, rimanendo sempre pulita, equilibrata e appagante.  Nera come la pece.

Lady Papessa è una mistica figura dal duplice carattere: altera quando in testa al suo scranno; amabile quando, spogliata della sua funzione regale, si prodiga tra le genti. Ovunque la si incontri il suo aspetto è reverenziale e di fronte a lei ti senti piccolo piccolo. A noi umili villani non rimane che inginocchiarci e chinare il capo al suo cospetto: sostenere il suo severo sguardo ci distruggerebbe.

 

Grazie a Matteo Malacaria di Birramoriamoci.it